Storia

 UN GRANDE “LITTLE CLUB”: IL CLUB DI TIFOSI PIU’ ANTICO D’ITALIA

cropped-img183_mini.jpgLa scelta de
l nome – “Little Club Genoa” – è un tributo alla società rossoblu e alla  moda di allora. E come il grifone, anche il sodalizio posto sotto la gradinata nord  annovera una bella sfilza di primati:

♦ primo club di tifosi, fondato in Italia nel 1959

♦ primo club a organizzare una trasferta di campionato (Bergamo, 1961/62)

♦ primo club a sancire un gemellaggio nella storia del calcio italiano con i Fedelissimi     granata

♦ primo club ad andare in trasferta in nave (la leggendaria “Caralis”) per seguire la squadra in Sardegna

“Siamo stati anche i primi a fare una trasferta in aereo, nel 1965 a Palermo” – racconta Luciano Paccagnini, tesoriere del club per 16 anni – “I tifosi rosanero ci aiutarono a posizionare lo striscione dentro lo stadio. Il viaggio costò Lire 33.000 a persona.”

“Little” perché nel 1959 un gruppo di bambini iniziò a riunirsi in via Carozzino nella casa di uno di loro, Gianni Scuri, colui che ebbe l’idea di fondarlo. “Poi ci siamo trasferiti nell’american bar di via San Vincenzo, dove ogni domenica veniva esposta la bandiera del Genoa. La sede si è poi trasferita in corso Sardegna, nei locali della società operaia cattolica Santa Zita. Qui, nel ’62, venne ufficialmente fondato il club, anche se alcuni documenti ritrovati ne attestano la nascita tre anni prima” – ci racconta lo stesso Scuri.

Presto si pensò di organizzare la squadra di calcio che porta lo stesso nome del club e che attualmente, dopo una meravigliosa cavalcata che l’ha portata a vincere il girone C del campionato di prima categoria nella stagione 2013-2014, milita in promozione.

In quegli anni il Little Club iniziò a organizzare i primi voli charter, sui quali viaggiavano anche i calciatori rossoblu. “Il dirigente del Genoa mi chiamava per chiedermi di riservare i posti sull’aereo alla squadra e ai dirigenti” – racconta Paccagnini.

Memorabile la trasferta a Porto Torres su una nave noleggiata per i tifosi, e il successivo approdo a Genova, tra bandiere rossoblu al vento. “Arrivando in porto – racconta Paccagnini – la città ci accolse con cortei che partivano da C.so Italia e salivano a Castelletto. Eravamo tutti commossi, compresi i giocatori che avevano fatto il viaggio con noi e non si aspettavano una accoglienza del genere”.

Da corso Sardegna il Little Club Genoa si è trasferito in via S. Lorenzo e di li a qualche anno a Marassi, in via Casata Centurione. “Durante la settimana veniva a mangiare da noi Fulvio Bernardini. Quando la notizia fece il giro della città i tifosi blucerchiati non gradirono, e l’allenatore della Sampdoria smise di venire”, rivela Scuri.

Nel 1999 il Little Club ha fatto visita a papa Giovanni Paolo II in Vaticano. Il club annovera tra i soci onorari l’ex cardinale di Genova Tettamanzi che celebrò la messa presso la sede.

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foto_depra GIOVANNI DE PRÀ

Cresciuto nel piccolo club genovese dell’Us Albarese, ha le prime esperienze in massima serie nella SPES Genova. Si fa notare nell’incontro contro il Genoa il 5 dicembre 1920; William Garbutt, l’allenatore dei rossoblu, rimane impressionato da De Prà, chiedendo ai suoi dirigenti di ingaggiarlo per la stagione successiva. Nel Genoa diventa titolare inamovibile, contribuendo ai successi del grifone negli anni seguenti. Nelle stagioni 1922-23 e 1923-24 De Prà vince con il Genoa due scudetti, il primo al termine di una serie di 33 partite consecutive senza sconfitte, record eguagliato soltanto dal Milan in oltre settant’anni. Nel 1924 partecipa ai Giochi Olimpici di Parigi. Nel 1928 conquista con la maglia azzurra la medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Amsterdam. In un decennio di attività colleziona diciannove presenze in nazionale. Memorabile la prestazione nell’incontro a Milano contro la nazionale della Spagna; al ventesimo minuto si fratturò un braccio e proseguì la partita con una fasciatura, episodio che lo ha reso leggendario. Il suo grande senso di lealtà gli permise di chiudere una straordinaria carriera senza che gli fosse mai stata comminata un’ammonizione né un’espulsione. Il 25 luglio 1972 ricevette la Fronda d’oro, riconoscimento destinato a chi in patria e nel mondo onora la terra ligure e la sua gente. Il 9 dicembre 1979, anno della sua morte, gli fu intitolata la strada che corre tra il torrente Bisagno e lo stadio di Genova. Sul terreno di gioco fu interrata dal sindaco di Genova, con una cerimonia ufficiale, la medaglia conquistata ad Amsterdam nel 1928 affinché i valori di De Prà potessero simbolicamente essere trasmessi alle generazioni calcistiche future.

Vedi il Little Club Genoa e Giovanni De Prà